EcoFoodFertility, il nuovo modello di valutazione dell'impatto ambientale sulla salute umana

La plastica è una minaccia anche per la fertilità femminile: microplastiche ritrovate nei fluidi follicolari umani

Che il clima e l’inquinamento siano alcuni dei fattori che pesano sull’infertilità di uomini e donne è ormai un dato accertato.

L’esposizione al particolato fine (Pm), prima del prelievo degli ovociti durante la fecondazione in vitro, per esempio può ridurre le probabilità di arrivare alla nascita di un bimbo di quasi il 40 per cento. Ora la novità appena pubblicata sulla rivista Ecotoxicology and Environmental Safety è che a influire sono anche le microplastiche ritrovate nei fluidi follicolari in 14 donne sottoposte al percorso di Procreazione medicalmente assistita.

Gli studi precedenti sugli uomini

La ricerca, già presentata in preprint nell’aprile 2024, è stata condotta dal gruppo di Luigi Montano, UroAndrologo ospedaliero dell’Asl Salerno, all’interno del progetto EcoFoodFertility per completare l’esplorazione sull’apparato urinario e riproduttivo maschile e femminile circa la pervasività di questi contaminanti emergenti. Infatti, già la presenza di microplastiche era stata individuata dal gruppo guidato da Luigi Montano nelle urine e nello sperma e pubblicate rispettivamente su Toxics nel gennaio 2023 e su The Science of The Total Environment nel luglio 2023.

Microplastiche e donne

Lo studio appena concluso sulle donne, in particolare, ha valutato il dimensionamento e la concentrazione di nano e microplastiche, e non solo ne ha rilevato la presenza (concentrazione media di 2191 particelle per millilitro) al di sotto di 10 micron (diametro medio di 4.48 micron) in 14 su 18 fluidi follicolari di donne sottoposte a cicli di fecondazione assistita, ma ha anche osservato una certa correlazione fra la concentrazione di microplastiche e alcuni parametri correlati alla funzione ovarica.

Il danno sulla funzione ovarica

“Questo ultimo aspetto – commentano gli autori – alla luce degli effetti negativi sull’apparato riproduttivo femminile ben documentati in campo sperimentale nel mondo animale, preoccupa non poco: queste stesse sostanze provocano un effetto diretto di danno sulla funzione ovarica per il tramite di diversi meccanismi, in primis per stress ossidativo, e per uno stato di infiammazione permanente che potrebbe nel tempo alterare fondamentali funzioni ovariche legate alla qualità dei gameti femminili, nonché alterare il normale equilibrio ormonale della donna, con conseguenze sul ciclo mestruale e sulla fertilità, fino a causare una possibile anticipazione della menopausa”.

Una minaccia per la fertilità

Inoltre, la presenza delle microplastiche fa da cavallo di troia ad altre sostanze notoriamente tossiche, come metalli pesanti, ftalati, bisfenoli, diossine, policlorobifenili e secondo recenti studi anche veicolo di virus, batteri e protozoi. “Sostanze dalle dimensioni pulviscolari, che penetrano in profondità nell’organismo e che passano a noi attraverso l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo e anche attraverso la pelle con i cosmetici per esempio” concludono gli autori.

La scoperta rappresenta, quindi, una conferma di quanto la contaminazione della plastica sia da considerare un’emergenza da affrontare nell’immediato. Avendole ritrovate in un fluido che è a diretto contatto con i gameti femminili rappresenta di per sé una minaccia significativa all’integrità del nostro patrimonio trasmissibile.

Fonte: https://www.aboutpharma.com (27/02/2025)