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EcoFoodFertility, il nuovo modello di valutazione dell'impatto ambientale sulla salute umana

Inquinamento e covid-19: una pericolosa sinergia che potrebbe accelerare il declino spermatico nel mondo

L’effetto sinergico fra Inquinamento ed il Covid-19potrebbe rappresentare una seria minaccia per la fertilità maschile delle nuovee future generazioni. Questo è in sintesi il messaggio di un lavoro appenapubblicato su International Journal of Environmental Research and PublicHeatlh (Air Pollution and Covid-19: a possible dangerous synergy for malefertility. Int. J. Environ. Res. Public Health 2021, 18, 6846. https://doi.org/10.3390/ijerph18136846) dal gruppo di ricercatori italiani della rete del Progetto di RicercaEcoFoodFertility (www.ecofoodfertility.it) coordinato dal Dott. LuigiMontano, UroAndrologo dell’ASL di Salerno e Presidente andrologo della SocietàItaliana di Riproduzione umana, SIRU (www.siru.it).

Nell’articolo di review della letteraturaepidemiologica e biologica del settore, ricercatori di diverse disciplinedell’ASL di Salerno, delle Università di Napoli Federico II, Insubria-Varese, Brescia, Salerno e dell’Istituto per la Protezione eRicerca Ambientale (ISPRA) e del centro Hera di Catania, hanno messo inrelazione i dati sul calo della qualità spermatica a livello mondiale con le areeinquinate da valori elevati di PM2.5 dove il Covid-19 ha colpito con piùdurezza, descrivendo al contempo potenziali meccanismi molecolari di danno all’apparatoriproduttivo maschile indotti congiuntamente dagli inquinanti e dal Covid-19, prefigurandoun’ipotesi molto sostanziata per i prossimi anni di scenari preoccupanti per lafertilità maschile.

Già dadiversi decenni – commenta Montano, primo autore dello studio - si registra nei paesi occidentali e negliultimi 15 anni anche in Africa, Cina, India, Brasile un declino molto importantedei parametri spermatici. Secondo un importante lavoro pubblicato su HumanReproduction Update nel 2017, infatti, nei paesi occidentali negli ultimi 40anni si è riscontrato un drammatico calo della conta spermatica, pari al 52,4%,Questo nostro lavoro, che segue uno precedente pubblicato un mese fa doveindicavamo nella qualità seminale un potenziale indicatore di suscettibilitàagli attacchi del SARS-CoV-2 nelle aree inquinate (Semen quality as a potentialsusceptibility indicator to SARS-CoV-2 insults in polluted areas. Environ SciPollut Res Int. 2021 May 29. doi: 10.1007/s11356-021-14579-x), indica che l’azionesinergica fra Covid-19 ed inquinamento potrebbe accelerare il calo dellaproduzione degli spermatozoi, compromettendo ulteriormente la già ridottacapacità riproduttiva maschile, con un serio rischio per il futuro della specieumana, su cui non c’è ancora consapevolezza a livello politico e sanitario,che, invece, rappresenta una vera emergenza chel’umanità dovrà affrontare nel prossimo futuro”.

Nell’articolo vengono discussi i più recentistudi che dimostrano l’inequivocabile effetto dannoso degli inquinanti sullafertilità maschile, così come le nuove evidenze sul ruolo del recettore ACE2,la porta principale di entrata del virus nelle cellule, fortemente espresso alivello testicolare, in particolare nell’età fertile e ancor di più comeconseguenza degli effetti del particolato fine atmosferico (PM2.5). Proprio lamaggiore disponibilità di questo recettore in condizioni di alto inquinamentopotrebbe spiegare la più alta contagiosità ed impatto del Covid-19 nelle areeinquinate, come da più parti viene riportato. Ma la novità che viene introdottada questo lavoro è l’incrocio di questo dato con la più alta espressività nellafascia di età fertile della popolazione maschile che potrebbe avere conseguenzeimportanti in particolare nei giovani che risiedono nelle aree dove maggiorisono i tassi di inquinamento atmosferico. Gli effetti precisi del Covid-19sugli spermatozoi umani non sono ancora chiari, ma questa malattia el’inquinamento ambientale potrebbero rappresentare una sinergia potenzialmente pericolosadove meccanismi molecolari comuni di danno indotti dagli inquinanti e Covid-19sulla fertilità pongono seri interrogativi sugli effetti nel medio e lungotermine.

Aspettiche dovrebbero essere presi in seria considerazione con studi che non si limitinoal solo spermiogramma, che oramai si è dimostrato insufficiente per definire lacapacità fecondante di un liquido seminale, ma ad indagini molecolari più fini“come commentano i coautori dello studio, la Prof.ssa Marina Piscopo, biologamolecolare dell’Università di Napoli Federico II e il Prof. Ian Marc Bonapace,biologo molecolare dell’Università Insubria di Varese. Del resto, commenta laProf.ssa Marina Piscopo, sono responsabile scientifico, da diversi mesi, di indaginimolecolari, da me ideate, su campioni di spermatozoi di pazienti affetti da infertilità idiopaticamediante convenzioni conto terzi che il Dipartimento di Biologia della FedericoII ha stipulato con i Centri MIR(Medicina Integrata della Riproduzione) e con altri centri PMA della regioneCampania.

“Le considerazioni derivanti da questo articolo sullafertilità maschile ed in particolare sul seme, che è indubbiamente una matrice facilmentestudiabile, ci preoccupano molto perché meno invece si sa dell’impatto chequesti due fattori (Covid-19 e inquinamento) insieme potrebbero avere sulfronte riproduttivo femminile, aspetto assolutamente da indagare - dichiaraNino Guglielmino coautore dello studio e Presidente gincecologo della SIRU”.

L’impianto di questo lavoro sul fronte Covid-19,nasce dallo studio di biomonitoraggio umano che con il progetto di ricercaEcoFoodFertility, la Rete Interdisciplinare per la Salute Ambientale eRiproduttiva (R.I.S.A.R.) costituitasi spontaneamente fra i collaboratori dellaRicerca, sta da anni conducendo nelle aree inquinate non solo d’Italia e cheindividua proprio negli spermatozoi le prime sentinelle dell’inquinamentoambientale, biomarcatori affidabili ed anche predittivi di impatti futuri sullasalute umana.

In conclusione - prosegue Montano – è necessario monitorare nel tempo la fascia piùgiovane della popolazione e coloro che già hanno problemi riproduttivi inparticolare nelle aree dove la pressione ambientale di fatto fa più danni esoprattutto capire una volta per tutte che bisogna dare una forte e veraaccelerazione alla transizione ecologica, perché oltre ai cambiamenticlimatici, già in atto, sempre più minacciosi per il pianeta, la nostrasopravvivenza potrebbe seriamente essere colpita da una sempre più vicina incapacitàriproduttiva.